Il Groundcourse di Media Design e Arti Multimediali

La costruzione del cambiamento – Arte e Didattica

Il groundcourse di Media Design & Arti Multimediali affronta la didattica dei media e dell’arte, e mantenendo lo sguardo sulle forme della narrazione audiovisiva, cinema, televisioni, video, sviluppa la sua riflessione critica ed estetica sulle New Media Art.

E’ Geert Lovink, fondatore di storici progetti legati alla Rete, a sostenere nel suo libro Zero Comments (2008), che «La New Media art può essere descritta come una forma d’arte transizionale, ibrida, una “nube” multidisciplinare di micropratiche». Egli sostiene che «Storicamente i New Media sono nati quando i confini fra forme d’arte chiaramente separate come cinema, teatro e fotografia hanno cominciato a fondersi a causa dell’influenza delle tecnologie digitali. I loro inizi sono stati analizzati da studiosi come Dieter Daniels e Inke Arns, Charlie Gere, Stephen Jones, Paul Brown e Oliver Grau». (www.mediaarthistory.org) A questi nomi personalmente aggiungo Lucy Lippard, Roy Ascott, Peter Weibel, Siegfried Zielinski, Erikk Huttamo, Lev Manovich, Edward Shanken.

Lovink scrive che la New Media art è «Un processo in cui le nuove tecnologie vengono usate dagli artisti per creare opere che esplorano nuove forme di espressione artistica. Queste nuove tecnologie, che includono computer, information and communication technology, ambienti virtuali o immersivi, ingegneria sonora, sono le spatole e i pennelli di una nuova generazione di artisti» (www.cultureandcreation.gov.au/articles/newmedia). L’accento qui è posto sull’esplorazione: la new media art è alla ricerca di nuovi standard e di nuove forme artistiche, il suo obiettivo principale non è tanto quello di creare opere d’arte eterne e universali, quanto quello di spianare la strada a una nuova generazione che faccia uso di nuovi linguaggi nati al di fuori del contesto artistico.

E poi ci illumina con una bellissima frase: «Solo i pionieri capiscono che per scrivere una poesia occorre prima di tutto creare un linguaggio».

La caratteristica fondamentale di quest’approccio artistico sembra essere che essa esprime sempre un interiore rapportarsi, un originario riferirsi a un contenuto che può essere reale o irreale, ideale o fantastico senza alcuna rilevanza, perché ciò che qui sembra decisivo non è la natura del contenuto, ma l’atto coscienziale che vi si riferisce e che fa dell’opera d’arte non un cosa ma un “in-tendere”. Il media designer e il tech artista (video-artista, bio-artista, net-artista, …) attuano una presa di coscienza che implica una correlazione tra il contenuto della propria consapevolezza e la propria pratica sperimentale. Il fenomeno artistico assume quindi un’irrinunciabile intenzionalità che sembra caratterizzarlo. Uno dei punti fondamentali a cui giunge l’arte dei new media è appunto il riconoscimento pieno del carattere intenzionale del fare arte.

Questo movimento si è definito anche attraverso la nascita di nuove scuole in Europa e Usa, dal MediaLab del MIT, il Banff Center, la Kunsthochschule fur Medien Koln, il Zentrum fur Kunst und Medientechnologie Karlsrhue, Il V2 Institute for the Unstable Media di Rotterdam, e in Italia l’UCAN, Centro di Ricerche e Documentazione sull’Arte e le culture delle Reti Telematiche presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dalla Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Brera e dallo stesso Groundcourse in Media Design & Arti Multimediali della NABA. Parallelamente a questi centri di ricerca e didattica sono nati festival internazionali quali Ars Electronica a Linz, Austria, gli itineranti ISEA, International Symposyum in Electronics Arts, e Consciousness Reframed, il Sonar di Barcellona, e in italia il festival Milano in Digitale e To-Share a Torino.

Questa cultura tuttavia non ha ancora un vero insieme stabilito di regole, infatti è una cultura che resta “di frontiera” perché indaga l’impatto delle nuove tecnologie sull’uomo ed è per definizione “instabile”, ovvero muta continuamente. Questa instabilità viene percepita da alcuni come un segno di immaturità ma in realtà è la sua forza, infatti il suo essere “on the edge” porta il Media Design e le New Media art a doversi affidare a strumenti atti a gestire il cambiamento, questi strumenti sono i processi critico-metodologici quali i Media Studies, un’emanazione dei Cultural Studies e dei Critical Studies, le fenomenologie artistiche e le riflessioni di pensatori radicali quali Walter Benjamin, Harold Innis, Marshall McLuhan, Eric Havelock, Bruno Latour, Walter J. Ong, Derrick de Kerckhove, Roy Ascott, Peter Sloterdjik, …

Il Groundcourse: una descrizione

Il groundcourse triennale in Media Design & Arti Multimediali della Nuova Accademia di Belle Arti sviluppa un percorso formativo che propone un ampio spettro di metodologie e di tecniche che forniscono una solida base per proporsi come autore di audiovisivi lineari e interattivi, in grado di progettare, gestire e implementare tutti i contenuti, le forme delle New Media Art, e in grado di di prototipizzare, controllare e gestire tutte le fasi di produzione. La specificità culturale si attua in un approccio fenomenologico ai media e in un lavoro sulle tecniche di narrazione. Questo autore-progettista è invitato a utilizzare la New Media Art (Net art, Video art, Telematic art, Tech art, Sincretic art…) come prassi di ricerca per sperimentare nuove forme della narrazione e della rappresentazione legate ai nuovi paradigmi mediatici.

In questo modo viene fornito allo studente un equipaggiamento completo per inserirsi nel dibattito culturale in atto in modo cosciente e critico e con la capacità di innovare le proprie produzioni e di mantenersi aggiornato sugli argomenti del contemporaneo. Un solido impianto teorico-critico viene affrontato dai più noti e affermati interpreti, nazionali ed internazionali, del discorso critico sui dispositivi media, sull’arte e sulle nuove tecnologie e la società. Nei corsi tecnico laboratoriali professionisti avanzati dei media digitali affiancano montatori, registi ed esperti di produzione cinematografici e televisivi.

Lo studente può approfondire la dimensione audiovisiva, oppure quella tecnica dell’Animazione Digitale, oppure quella centrale della New Media Art, il tutto in un’ottica di convergenza digitale. Il corso triennale si pone l’ambizioso obiettivo di sviluppare un percorso di responsabilità comune tra apparato didattico e studenti nel formare la figura di un autore-progettista che assuma in sé le caratteristiche di artista-ricercatore, dotato di consapevolezza critica, e di giovane produttore-imprenditore.



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