Per la newmedia art è tempo di ricominciare da UNO – Unidentified Narrative Objects

Articolo pubblicato il March 10th, 2009  su To-Share

Mi è piaciuta la sfida che Francesco Monico ha lanciato con un dibattito sulla new media art al “Centro Forma” di Milano lo scorso 4 marzo. Francesco Monico è l’attivissimo Direttore Scuola Media Design & Arti Multimediali , presso la NABA – Nuova Accademia di Belle Arti Milano, progettata da lui stesso, dove insegna Teoria e Metodo dei Mass Media.
Il simposio da lui organizzato sulla formazione e la ricerca nelle new media art, fa parte delle attività del programma di ricerca dottorale Phd M-node,  era incentrato su una tematica che ha colpito nel segno provocando una valanga di contributi da parte di critici, artisti, scrittori, registi e curatori italiani. Lo spunto teorico del simposio è stato la valutazione critica che Wu Ming 1 fa della narrativa italiana contemporanea definita New Italian Epic. Estendendone la portata culturale oltre la letteratura e trasponendone il paradigma dal romanzo all’ambiente audiovideo e alla new media art si compie il breve passaggio  che dagli Oggetti Narrativi Non Identificati porta agli Audiovisivi Non identificati.

Il celebre saggio di Wu Ming 1 sul New Italian Epic dice:
Nelle lettere italiane sta accadendo qualcosa. Il convergere in un’unica – ancorché vasta – nebulosa narrativa di parecchi scrittori …. In genere scrivono romanzi, ma non disdegnano puntate nella saggistica e in altri reami, e a volte producono “oggetti narrativi non-identificati”. Diversi loro libri sono divenuti best-seller/o long-seller in Italia e altri paesi… ma sono una generazione letteraria: condividono segmenti di poetiche, brandelli di mappe mentali e un desiderio feroce che ogni volta li riporta agli archivi, o per strada, o dove archivi e strada coincidono.

Monico ha chiesto a quasi 30 tra artisti, critici, registi e scrittori se quella massa di prodotti come film brevi, video clips, video artistici,  cortometraggi, clips musicali o net.art, installazioni interattive e spettacoli multimediali sono Oggetti Audiovisivi Non Identificati o spazzatura? Se le produzioni di media audiovisivi, così come le opere di new media art fatte in Italia dagli anni Novanta, fossero analizzate criticamente attraverso un nuovo paradigma e si condividessero le premesse critiche che Wu Ming 1 ha trovato nella tesi degli UNOUnidentified Narrative Objects– si avrebbe una nuova epica italiana legata alla new media art? C’è qualcosa che unirebbe letteratura e newmedia art oggi in Italia?
Quali sarebbero i confini dentro i quali la “nebulosa” della new (media art) italian epic trae origine? Esiste un contesto sociale storico e quindi culturale che ha identificato un unicum italiano che va oltre la letteratura e si allarga a macchia d’olio anche a produzioni artistiche degli ultimi anni?
In ambito letterario il sanguigno Wu Ming 1 ha avuto il merito di scatenare un dibattito che, come lui stesso afferma,  “non accenna a spegnersi, anzi, si ravviva e si innalza a ogni bava di vento.  Il memorandum, pubblicato in rete, è stato scaricato circa 30.000 volte, riprodotto in varie forme e commentato, letto a fondo o letto in fretta, celebrato o liquidato, osannato o crocifisso tipo rana in un museo.”

Questo dibattito va oltre ciò che NIE è, ovvero la sua personale ipotesi di lettura.  Ciò che è invece un dato di fatto, sottolinea Wu Ming 1, “è l’esistenza di un corpo di testi, libri scritti nella “seconda repubblica” aventi in comune elementi basilari e una natura allegorica di fondo. Se tale corpo non esistesse il memorandum non sarebbe “suonato bene” a così tante persone, né avrebbe scatenato tutto quest’ambaradàn”.

Questi elementi basilari, questa appartenenza a un momento storico e politico italiano che Wu Ming 1 individua come “seconda repubblica” sono comuni anche alla newmedia art italiana?
Le caratteristiche, che formano il ”campo di forze” esercitato da molte opere che hanno fatto la massa di New Italian Epic, è il giacimento di immagini e di riferimenti condivisi che connettono opere in apparenza difformi, ma che hanno affinità profonde. Wu Ming 1 è attento a non parlare di “autori” , ma di “opere”, perché il New Italian Epic riguarda molto più le prime che i secondi.

Opere che sono “mutanti”, libri che sono indifferentemente narrativa, saggistica, prosa poetica che è giornalismo e che è memoriale che è romanzo, fiction e  non fiction, ibridi tra saggi di teoria estetica e letteraria.  Libri come Lezioni di tenebra, Cibo, I viaggi di Mel, Gomorra e Sappiano le mie parole di sangue.

L’accorpamento è definito con un gioco di parole, le iniziali di “Unidentified Narrative Object” formano la parola “UNO”; ciascuno di questi oggetti è un uno, irriducibile a categorie pre-esistenti, un numero primo.

Ecco che cosa sono gli oggetti narrativi non identificati . E gli oggetti artistici (quindi più visivi, ma sempre narrativi) non identificati cosa sono, anzi quali sono? Esiste una nebulosa artistica? Esiste un campo di forze analogo per la news madia art italiana?

Secondo Wu Ming 1 alla base di questa nebulosa visiva ci sono i Garage Media, concetto affrontato con Monico in fase di preparazione e oggetto di un workshop MDAM NABA, ovvero  quella auto-legittimazione culturale di un atteggiamento spontaneo, sia tecnico che critico spinto dalla disponibilità di  videocamere, sistemi di registrazione e di editing che hanno costi sostenibili per tutti, che consentono una grande diffusione dei  ‘personal media’; le telecamere sono incorporate sia nei telefoni cellulari che personal computer e con l’arrivo del web 2.0 un grande quantità di contenuti video sono pubblicati on line. Questi materiali possono rappresentare i contenuti per una New Italian Epic per i media audiovisivi e la new media art?
Gli UNO hanno – dichiara Monico – un approccio new media alle nuove narrazioni e quindi a nuove storie, esprimono nuove sensibilità, nuovi oggetti e si rivolgono a nuovi mercati.
Lo scopo del dibattito è portare avanti la definizione del primo paradigma che parte dagli UNO e arriva all’individuazione di opere che si riverberano nella etica e estetica della New (media art) Italian Epic. Gli UNO sono visti come un tool per creare un canone di riferimento e compilare un memorandum, come ha fatto per la letteratura Wu Ming 1.
La nebulosa degli UNO della new media art ha aggregato fin da subito molta parte della scena artistica italiana, da OtheretO,  l’avatar artistico e collettivo che come nomade diventa anche opera. Oppure il lavoro del notissimo artista/paradigma  Darko Maver di  01.org. che, come dice nella conferenza Eva Mattes, è un artista che non esiste  e rappresenta un esempio di UNO, perchè come altri loro progetti, parte da una storia e non da un’immagine, da un’idea e non da un oggetto visivo. Ma i loro lavori partono soprattutto dalla “strada” e “dagli archivi”, perché hanno usato la strada come vetrina nel caso dell’azione di culture jamming  Nikeground, e hanno stravolto gli archivi media con tecniche di cut up e mush up con Darko Maver, emulsionando materiale girato da altri per occupare uno spazio nuovo per l’arte che è lo spazio scenico rappresentato dai media.
Anche il documentario di Nicole Leghista dell’esploratore della fine dell’800 Pietro Brazzà, parte dagli archivi, ma va oltre la semplice  biografia diventa qualcosa che non si limita a raccontare una storia, ma rivela una collettività. Oppure il collettivo Aut Art che con l’operazione “Anna Adamolo“  crea una reazione di attivismo che parte dalla strada e che diventa un gesto artistico, che compie azioni con un immaginario non domato. Oppure l’ultimo lavoro di Studio Azzurro che come dice Paolo Rosa è non un opera ma un’operazione. Tutti lavori che ogni volta che si applicano al narrato si modificano e diventano qualcosa d’altro dalla partenza.

Come le storie raccontate da Salvatore Iaconesi (xDxD) comprese nel suo progetto Art is Open Source, che partendo dalle strade informatiche fa dell’intelligenza artificiale un’opera anzi un virus nato nel ventre materno della rete, il bambino dal nome Angel_f (Autonomous Non Generative E-volitive Life Form); per Iaconesi UNO è anche raccontare una storia in modo nuovo, usando la potenza narrativa del fake dell’opera-festival  RomaEuropaFakeFactory che deturna  falsamente un concorso targato Telecom in ciò che definisce  fare  skateboard: “gli skater non vanno solo su una tavola a rotelle, ma percorrono muretti, gradini, ringhiere e scale per tracciare la loro avventura narrativa sulla città, sovrapponendo alla storia dell’architettura un’altra storia, ovvero aggiungere uno strato di realtà del tutto narrativo a uno già presente, raccontando storie  sovrapposte alle altre.”  Questo è lo scopo della neo epica virtuale, il web ci sta abituando a storie sovrapposte, meta narrazioni, da cui segue il concetto di mutazione linguistica, narrativa. Sono Oggetti di Narrativi Interstiziali, dedicate  a piccoli momenti, a spazi di tempo, che mutando cambiano la scansione del tempo e quindi le modalità del racconto.

Anche noi di Piemonte Share siamo stati invitati a dare un nostro apporto con il meta-progetto Action Sharing e l’Orchestra Meccanica Marinetti . Un esempio di Oggetto Narrativo Non Identificato che prelude alla nascita di un’epica della newmedia art. Un’opera che a partire dalla committenza e dalla produzione adotta meta-storia diversa che propone una nuova visione del rapporto tra arte, aziende altamente innovative e laboratori di ricerca sul territorio. Un’epica visivamente narrativa che riverbera significati, archetipi e linguaggi connotandoli in un ambiente culturale, che OMM contiene in sé,  allo stesso tempo umanista e tecnologico.  OMM parte dalla strada raccogliendo oggetti di scarto, come i bidoni e si ritaglia spazi che non sono propri dell’arte, come il Laboratorio Interdisciplinare di Meccatronica del Politecnico di Torino e l’azienda di robotica Prima Electronic.

Ciò implica una visione nuova dell’opera d’arte, come motore dell’innovazione e una nuova idea di mecenatismo. L’opera è fatta da ingegneri, ma il progetto è di un artista; sono state utilizzate elementi tecnologici costruiti da aziende metalmeccaniche ma sono parte di uno spettacolo unico, un numero primo. Il campo di forze nasce nella newmedia art, ma serve al comparto tecnologico piemontese legato alla robotica come esempio di talento produttivo locale. Inoltre Motor quando esegue con OMM lo spettacolo nagHammadi fa uso di materiali di repertorio foto e i filmati di guerra NATO (già usati in cleanUnclean).

Ecco di  questi UNO sentiremo ancora parlare, perché la sfida è stata appena lanciata.

Seguiranno approfondimenti e interviste ai protagonisti della New/mediart Italian Epic.

Simona Lodi



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